Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

domenica 20 gennaio 2013

La festa di Bamako liberata da incubo jihadista “Grazie Hollande, ci hai salvato”

da www.repubblica.it

La città festeggia il presidente francese per aver fermato la marcia dei qaedisti che scendevano dal nord: "Una settimana fa il terrore ci aveva paralizzato: adesso tutto il popolo è riconoscente" dal nostro inviato VINCENZO NIGRO

BAMAKO - Il sergente francese da lontano sorveglia il poliziotto maliano che a sua volta controlla le addette alla sicurezza. Le donne perquisiscono i bagagli sbarcati all'aeroporto: la macchina a raggi X è rotta e loro affondano le mani fra mutande e camicie. Il sergente deve essere un còrso. Nel senso di uno che è nato in Corsica. Parla uno strano italiano, un lontano accento sardo. "La situazione in città? Tranquilla, i combattimenti sono lontani. Ma le regole le conoscete, non potete allontanarvi più di 10 chilometri, per il resto è sicuro. Una cosa solamente: attenti a quelli che ringraziano la Francia, a volte sembrano impazziti...".

Che vuol dire? Pochi metri, esci dal piccolo aeroporto di Bamako che solo in dicembre era deserto e assonnato, e trovi una tranquilla festa notturna di bandiere francesi, di maliani eccitati per il "salvataggio". Attorno ai televisori dei baracchini che vendono frutta e ricariche telefoniche tutti seguono le ultime su France24, sui canali della Ortm. La tv del Mali ha infografiche e sigle elettroniche da fare invidia ad Al Jazeera. Si girano verso il taxi con gli stranieri, sorridono, sventolano il tricolore dei "cugini". Di giorno dice il sergente provano ad abbracciarti, a saltarti addosso, e molte volte scompare qualche portafoglio. In piena notte invece il ringraziamento rallenta, ma poi ritorna, anche con due indemoniati che a torso nudo, il tricolore francese dipinto sul petto e sulle spalle, impennano la moto al fianco del taxi, lungo tutto il vialone che porta verso i ponti sul fiume Niger, in città. Ecco: il Mali che ritroviamo dopo qualche settimana ama, adora, bacia François Hollande. Lo ringrazia per aver osato combattere, lui socialista al budino, i tagliatori di mani che dal Nord stavano scendendo verso la capitale. Il Mali respira perché tutti erano rimasti paralizzati quando solo una settimana fa i jihadisti si erano rimessi in marcia. "Il presidente ci ha salvato dai narco-jihadisti", dice il taxista.

L'Independant scrive della "riconoscenza di un popolo", e pubblica la notizia che non manca mai in questi casi: "Molti iniziano a chiamare i figli neonati Hollande". Al mattino la notizia del giorno è che lo sbrindellato esercito maliano, guidato dai parà francesi, ha riconquistato Konna, la città dai cui tutto era partito il 10 gennaio. Quella città, occupata dai tagliamani di Al Qaeda, aveva costretto Hollande a mettere da parte i sogni di un bell'intervento Onu. In poche ore il presidente francese ha dovuto decidere, e ha lanciato la Francia a testa bassa contro i narco- jihadisti Idrissa, il giornalista che ci aveva accompagnato in giro a dicembre, spiega: "Guarda su questa cartina, prova a capire perché il terrore ci aveva catturati solo una settimana fa". C'è il Mali, la parte del Nord con la grandi città di Gao e Timbuctù che erano saldamente in mano ad Al Qaeda e ai touareg integralisti/trafficanti di Ansar Eddin. Città in cui per mesi e mesi Al Qaeda e Ansar Eddin hanno tagliato mani e piedi ai ladri, hanno frustato le donne, hanno assoldato bambini-soldato e stuprato ragazze- bambine. Poi c'è una lunga linea rossa, nel deserto, un confine che divideva i jihadisti dai governativi. In basso c'è il Sud, con la strada che seguendo all'incirca il corso del fiume Niger porta a Mopti, Segou e poi Bamako.

Il 10 gennaio all'improvviso una colonna di pick up di Ansar Eddin da Duentza, nel Nord, aveva iniziato a marciare veloce verso Konna. I soldati maliani neppure l'avevano vista nei loro binocoli, erano fuggiti prima: in questa strana guerra africana fra tribù ed etnie che si combattono ma in cui tutti si conoscono, i touareg di Ansar Eddin hanno avvertito i loro compari a Konna che hanno svegliato i soldati: "Stanno arrivando, andatevene ". E quelli, l'esercito maliano, sono fuggiti a rotta di collo verso Sud. Occupata in poche ore Konna, riforniti i gipponi Toyota col gasolio dei soldati, i jihadisti in poche ore potevano marciare su Sevarè, il secondo grande aeroporto del Mali dopo Bamako. Idrissa ci spiega qualcosa che tutti dovremmo iniziare a capire in questa guerra: "Nel deserto in guerra le strade su questa cartina non contano, non servono. Non è che se qualcuno attacca da una parte poi necessariamente deve andare avanti proseguendo sulla strada disegnata sulla carta. Può piegare a Sud, andarsene a Nord, girare a Est e ritornare a Sud. È come il mare, vai dove vuoi, ci metti più tempo, ma se sai navigare nel deserto te ne vai dove ti pare". Questo i miliziani di Al Qaeda hanno fatto a Djabali, una cittadina a ridosso del confine della Mauritania, nella zona ancora non occupata dagli integralisti.

Per liberare Konna, i blindati di Hollande sono dovuti risalire di corsa. Entrati nel paese dalla Costa d'Avorio, dal Burkina, forse dal Niger. "Fino a qualche giorno fa qualcuno pensava che davvero si potesse tentare una trattativa politica", dice Amadù Sidipè, un giornalista di Les Echo: "Negoziare, trafficare con i touareg di Ansar Eddin, illudendosi di separarli da quelli di Al Qaeda e dai torturatori di ostaggi del Mujao, il Movimento per l'unicità del jihad in Africa occidentale ".

Adesso l'esercito del Mali ha ritrovato coraggio. E con i soldati persino i cittadini del Nord ancora occupato: a Gao la gente ieri ha linciato un capo integralista, Alioune Toureè. Gli uomini della città hanno ritrovato la forza di protestare dopo che in mattinata Kader Tourè, un giornalista, era stato picchiato a morte dai miliziani: sono andati al comando della polizia islamica, quelli hanno esitato a rispondere come fanno sempre con fruste e kalashinkov e la folla ha usato machete e pugnali per far fuori il tagliagole. Nella luce accecante di Bamako, attraverso questa nebbia di polvere ocra che si solleva nelle strade, adesso l'unica cosa che si capisce è che l'idea di una trattativa era impossibile. E quindi la guerra sarebbe stata inevitabile. "Prima o poi dovevamo provarci", dice Idrissa, "adesso ci stiamo ribellano. Grazie Hollande".
 
(20 gennaio 2013)

lunedì 14 gennaio 2013

A fianco delle truppe francesi ci sono Londra e Washington

da www.ilsole24ore.com

Soldati inglesi in un Boeing C-17 cargo che trasporta veicoli militari francesi alla base di Evreux (foto Afp)Soldati inglesi in un Boeing C-17 cargo che trasporta veicoli militari francesi alla base di Evreux (foto Afp)
Agenti della Cia, militari delle forze speciali e contractors. Poche centinaia di uomini in alcune base segrete istituite dagli Stati Uniti lungo la fascia territoriale che va dal Sahel all'Africa Orientale con il compito di localizzare, spiare e colpire i miliziani e soprattutto i leader dei movimenti islamisti legati alla rete terroristica di al Qaeda, dai gruppi attivi in Malì ai Shebab somali.
Fonti ben informate hanno rivelato al "Sole 24 Ore" che i raid dei cacciabombardieri francesi Rafale e Mirage delle ultime ore sono stati effettuati su obiettivi rilevati dall'intelligence e dai velivoli statunitensi decollati da basi "segrete" istituite in Mauritania e Burkina Faso. Tra i bersagli centrati dalle bombe francesi nel Nord del Mali, in mano agli islamisti dal marzo scorso, vi sono una grande base dei salafiti di Ansar al Dine ad Aghabo, nella regione di Kidal e oltre una decina di installazioni militari nell'area di Gao.
«Abbiamo centrato depositi di armi, infrastrutture e campi di addestramento» ha confermato il ministro francese della Difesa Jean-Yves Le Drian. Colpiti anche la base di Lere, 150 chilometri a nord di Konna, e obiettivi nelle aree di Douentza e Nampala. Washington aveva garantito ieri il supporto informativo e logistico ai francesi e Parigi pare non abbia perso tempo per chiedere una dettagliata relazione sulle basi che i miliziani hanno costituito negli ultimi dieci mesi facendo affluire armi e miliziani nel nord del Mali. Un'area da tempo oggetto delle attenzioni statunitensi se si considera che già nell'agosto scorso venne eliminato (probabilmente con l'impiego di droni) Nabil Abu-Alqama numero due di al-Qaeda nel Maghreb Islamico, vittima di un misterioso incidente stradale nel nord del Mali.
La presenza statunitense nell'area è parcellizzata e poco visibile ma costituisce una rete che monitora il territorio e intercetta le comunicazioni grazie alle sofisticate apparecchiature utilizzate da velivoli a turboelica civili, o comunque senza insegne, del tipo Pilatus PC-12 e King Air dispiegati in alcune basi. A volte piste isolate situate in zone desertiche, in altri casi aree di aeroporti internazionali come quella utilizzata da un distaccamento aereo di forze speciali nello scalo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.
Di questa rete, che ha compiti di intelligence e sorveglianza e raccoglie i dati utili a effettuare raid mirati o massicce incursioni come quelle attuate dai francesi, fanno parte anche ex-militari delle società Sierra Nevada Corporation e R4 Inc. Compagnie specializzate in servizi d'intelligence che forniscono a Cia e Pentagono pacchetti operativi "chiavi in mano" che includono aerei, piloti, tecnici, sensori e persino gli analisti per tradurre le comunicazioni intercettate interpretare dati e immagini raccolti.
Secondo Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa e autore di un'ampia analisi sulle operazioni antiterrorismo statunitensi in Africa, i velivoli Pilatus volano in media 150 ore al mese in missioni di questo tipo utilizzando sensori "a scomparsa" che consentono di non far notare i velivoli di questo modello (molto diffusi in Africa) quando sono a terra.
I droni in volo sul Malì decollano da una base avanzata istituita da Washington (al costo di oltre 8 milioni di dollari) vicino al confine, in territorio mauritano, ma l'impiego dei velivoli teleguidati è reso più agevole dalla possibilità di restare in volo anche 30 o 40 ore consecutive che si traduce nella capacità di sorvegliare per lungo tempo gli obiettivi attaccandoli nel momento più favorevole.
Oltre agli statunitensi e ai contingenti africani, il cui peso militare è limitato alle truppe sul terreno, anche i britannici stanno inviando aiuti ai francesi. Due grandi cargo C-17 sono in partenza in queste ore dalla base della Royal Air Force di Brize Norton, nell'Oxfordshire, diretti a Parigi dove caricheranno materiale destinato alle truppe francesi in Mali. I cargo britannici consentiranno inoltre di trasferire rapidamente nell'aeroporto di Savaré, vicino alla zone delle operazioni, i contingenti africani resi disponibili dai Paesi dell'Ecowas. Il Foreign office ha ribadito i limiti nel tipo di assistenza britannica offerta alle forze francesi in Mali, sottolineando che è del tutto escluso per le forze inviate da Londra «il coinvolgimento nei combattimenti sul terreno». Londra sottolinea che si tratta esclusivamente di un «sostegno tattico-strategico molto limitato» ma secondo indiscrezioni i britannici starebbero valutando di inviare in Mali anche team di forze speciali e forse alcuni droni Reaper già impiegati con successo nelle incursioni contro i talebani in Afghanistan.