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venerdì 8 novembre 2013

Gas, la produzione in Africa potrebbe raddoppiare in 20 anni

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  8 novembre 2013  alle  5:00.

La produzione di naturale in potrebbe raddoppiare nei prossimi 20 anni e costituire un importante acceleratore di crescita per il continente: lo ha detto, all’apertura di una conferenza sul gas nel Golfo di Guinea in corso in Costa d’Avorio, Jerome Ferrier, presidente dell’Unione internazionale dell’industria del gas (Uig). gas-line
Le riserve provate di gas in Africa sono aumentate del 60% dal 2000; a questo ritmo le riserve potrebbero raddoppiare entro il 2020 e trascinare un forte aumento della produzione, ha sottolineato l’esperto francese, secondo l’Afp.
L’Uig ritiene che lo sviluppo del gas può essere una “vera opportunità” per l’Africa e un fattore importante per la crescita economica e sociale del continente.
Ospite della conferenza, il ministro ivoriano dell’Energia, Adama Toungara, ha detto che la ricerca di un gas abbondante e a basso costo è una necessità vitale per il paese, visto che il prezzo del barile di petrolio avvicina i 100 dollari.
La produzione di gas in Costa d’Avorio sarebbe raddoppiata, secondo le autorità locali, tra il 2012 e il 2013, da 110 milioni a 220 milioni di piedi cubi. Il paese fa parte dell’Uig dall’ottobre del 2012.
Alla conferenza partecipano paesi dell’Africa occidentale, il Mozambico, l’Angola e la Tanzania.

mercoledì 6 novembre 2013

Tunisia: nessun accordo sul primo ministro, sospeso il dialogo nazionale

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  6 novembre 2013  alle  6:00.

Non è stato raggiunto l’accordo sulla scelta di un nuovo primo ministro incaricato di guidare un governo apolitico fino alle prossime elezioni. L’intesa non è stata trovata e il dialogo nazionale tra la maggioranza e l’opposizione è stato sospeso ‘sine die’.tunisiaHoucine Abassi
Lo ha annunciato Houcine Abassi, segretario generale dell’Unione generale dei lavoratori tunisini (Ugtt), principale mediatore nella politica in atto dallo scorso luglio.
Entrambe le parti si accusano a vicenda per la responsabilità della crisi: il partito islamista Ennahda, al governo, e il suo alleato, il partito Ettakatol, insistono sulla scelta di Ahmed Mestiri, 88 anni, mentre l’opposizione non cambia idea sulla scelta di Mohamed Ennaceur, 79 anni, per assumere la guida dell’esecutivo.
Questo “dialogo tra sordi”, come definito dal quotidiano tunisino La Presse, pesa ulteriormente su una crisi politica che sembra senza fine, con pesanti conseguenze per tutto il paese, in preda a “una crisi economica storica e a un malessere sociale senza precedenti”.

mercoledì 23 ottobre 2013

Crisi economica e tensioni regionali, nuovo vertice Ecowas

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  23 ottobre 2013  alle  7:31.

Un vertice straordinario dedicato all’economia e alle crisi è stato convocato dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/) per  venerdì a Dakar, la capitale del Senegal.ecowas
I capi di Stato convocati all’evento discuteranno “essenzialmente di questioni economiche”  - recita un comunicato – inerenti alla tariffa esterna comune (Tec), al prelievo comunitario di integrazione (Pci) e agli accordi di partenariato economico con l’Unione Europea.
I dirigenti dovrebbero anche parlare di tensioni in alcuni paesi della regione. Si tratta in particolare della Guinea, dove l’opposizione contesta con fermezza i risultati delle elezioni legislative, del Mali, dove permangono focolai jihadisti e dove la Minusma non è stata ancora totalmente dispiegata, e ancora della Guinea Bissau, dove sembra incerta la tenuta delle elezioni generali previste il 24 novembre.

martedì 22 ottobre 2013

Tunisia: verso avvio dialogo nazionale

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  22 ottobre 2013  alle  7:06.

E’ previsto per domani l’avvio del “ nazionale” necessario all’attuazione della roadmap per l’uscita di e la formazione di un nuovo governo.tunisiaproteste
Lo scorso 5 ottobre, il partito di governo Ennahda aveva accettato di lasciare il governo e la formazione di un esecutivo apolitico entro la fine di ottobre.
Per mercoledì è anche prevista una manifestazione indetta dall’opposizione, che accusa Ennahda di ritardare l’applicazione della roadmap. Il 23 ottobre segna inoltre il secondo anniversario dell’elezione dell’Assemblea nazionale costituente (Anc) che doveva adottare una Costituzione già l’anno scorso, ma che non l’ha ancora fatto per l’assenza di consenso tra le varie correnti politiche, in particolare quella islamista e l’opposizione.
Tre anni dopo la rivoluzione contro il vecchio regime di Zine el Abidine Ben Ali, la è ancora sprovvista di istituzioni non transitorie.
Ennahda, il movimento di ispirazione islamica guidato da Rachid Ghannouchi, ha pagato l’inesperienza e soprattutto le incertezze manifestate sulla politica economica. Il paese ha tuttora un alto tasso di disoccupazione giovanile e le regioni più depresse hanno continuato a manifestare anche violentemente il loro disagio. L’uccisione di due deputati, la presenza di gruppi estremisti e l’instabilità politica hanno contribuito ad acutizzare la crisi.

venerdì 4 ottobre 2013

Guinea: primi risultati sulle elezioni parlamentari

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  4 ottobre 2013  alle  6:58.

La Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) ha reso noti i primi risultati parziali delle parlamentari svoltesi in sabato 28 settembre, pubblicando i dati provenienti dalle circoscrizioni all’estero e quelli di tre municipi nella regione nord-occidentale di Basse Guinée.
In base ai dati resi pubblici, il principale partito d’opposizione, l’Unione delle forze democratiche di Guinea (UFDG) di Cellou Dalein Diallo, si è nettamente imposto nelle circoscrizioni estere, mentre in Guinea è stata la Coalizione del popolo di Guinea-Arcobaleno (RPG) del presidente Alpha Condé ad ottenere la maggior parte delle preferenze.
Critiche per il ritardo con cui la CENI sta svolgendo le operazioni di conteggio giungono da tutti i partiti d’opposizione, secondo i quali non esiste nessuna ragione legittima che ne spieghi il motivo.
Le elezioni di sabato scorso sono state le prime in 11 anni, alle quali sono stati chiamati circa 5 milioni di aventi diritto per eleggere un nuovo parlamento costituito da 114 deputati. Il voto dovrebbero consentire all’ex colonia francese di concludere la transizione politica cominciata a fine del 2008, quando morì il precedente presidente Lansana Conté, rimasto al potere per 24 anni.

venerdì 20 settembre 2013

Benin: operazioni anti-pirateria affidate a società sicurezza statunitense

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  20 settembre 2013  alle  7:00.

L’AdvanFort International, un’importante società di sicurezza privata specializzata nelle operazioni marittime, ha ottenuto dal governo del l’autorizzazione a svolgere operazioni di contrasto alla nelle proprie acque territoriali su imbarcazioni battenti bandiera del Benin ma anche straniera.pirati
Ad annunciarlo è stata la stessa società statunitense, sottolineando che questa è la prima autorizzazione del genere concessa ad un’impresa privata straniera da un paese dell’Africa occidentale.
William Watson, presidente di AdvanFort, in un comunicato diffuso da Cotonou dopo la firma dell’autorizzazione da parte del presidente del Benin Thomas Boni Yayi, ha detto che la sua società è stata scelta in seguito ai servizi offerti alle imprese di navigazione in Africa orientale.
In giugno un rapporto realizzato congiuntamente da alcune organizzazioni che monitorano gli attacchi dei pirati ha reso noto che nel 2012 l’attività della pirateria nel golfo di Guinea ha superato quella registrata nel Corno d’Africa.
Lo scorso anno, proprio a causa degli attacchi dei pirati, le navi che sono attraccate al porto di Cotonou sono state la metà di quelle attraccate nel 2006. Il Benin ottiene circa metà delle proprie entrate fiscali dalle imposte doganali del porto di Cotonou.

giovedì 12 settembre 2013

Africa occidentale: entro il 2020 arriva l’Eco, la nuova moneta unica

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  12 settembre 2013  alle  7:00.

 I governi dei paesi  appartenenti alla Comunità economica dell’Africa occidentale (/) hanno intenzione di adottare una unica entro il 2020; la nuova si dovrebbe chiamare “”.ecowas
È quanto riferisce il portale Maliweb, precisando che i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei 15 paesi membri dell’Ecowas si sono riuniti il 7 settembre ad Abidjan per stabilire le basi necessarie a realizzare questo obiettivo.
Secondo il vicepresidente della Commissione dell’Ecowas, il liberiano Toga McIntosh, il percorso per giungere alla moneta unica dovrebbe prevedere un prima fase di integrazione  tra i paesi  di lingua portoghese e quelli di lingua inglese e, successivamente,  la piena integrazione monetaria tra questi due gruppi e l’area francofona,  in cui è vigore il Franco Cfa.
L’idea di adottare una moneta unica in Africa occidentale entro il 2020 risale al giugno del 2007, quando i capi di Stato dei paesi della regione avevano sottoscritto una dichiarazione denominata “Vision 2020”. Come il Franco Cfa, l’Eco dovrebbe essere ancorata all’Euro.

lunedì 19 agosto 2013

Incontro Gannouchi-leader opposizione

da www.ansa.it

A Parigi, per avviare dialogo e trovare soluzione a crisi

19 agosto, 09:58

Incontro Gannouchi-leader opposizione (ANSA) - TUNISI, 19 AGO - Rached Gannouchi, presidente e leader islamico di Ennahda, e Beji Caid Essebsi, capo di Nidaa Tounes, maggiore partito dell'opposizione tunisina, si sono incontrati, in gran segreto, a Parigi per avviare un dialogo che serva a trovare una soluzione alla crisi - politica, economica e sociale - del Paese. Sia Gannouchi sia Essebsi hanno qualificato come positivo l'incontro, che, nel comunicato di Ennahda, è stato definito ''onesto''.

domenica 4 agosto 2013

Tunisia, mega manifestazione pro governo

da www.ansa.it

Sostenitori del partito islamico Ennahda contro 'colpi di Stato'

04 agosto, 06:32

Tunisia, mega manifestazione pro governo (ANSA) - TUNISI, 4 AGO - Gli islamici a capo del governo tunisino hanno organizzato un'imponente manifestazione tenutasi nella notte a Tunisi. Decine di migliaia di sostenitori del partito Ennahda hanno riempito piazza della Kasba: "No ai colpi di Stato, sì alle elezioni", ha gridato la folla riferendosi alla deposizione in Egitto da parte dell'esercito del presidente Morsi. L'opposizione laica sta intensificando gli sforzi per rovesciare il governo di transizione nel Paese nordafricano.

mercoledì 6 febbraio 2013

Tunisi, ucciso leader opposizione Belaid Agguato mentre usciva di casa

da www.repubblica.it

Il leader politico, già oggetto di minacce, è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco da distanza ravvicinata

TUNISI - E' stato ucciso in un attentato il segretario del Partito dei patrioti democratici Chokri Belaïd. L'uomo era stato colpito questa mattina in un agguato mentre stava uscendo dalla sua abitazione di Tunisi. Secondo le prime notizie, Belaid, è stato ucciso con quattro colpi d'arma da fuoco sparati da breve distanza.

Belaid era uno dei massimi esponenti di Nidaa Tounes, la formazione politica di recente costituzione e che è la più importante dell'opposizione tunisina. Nidaa Tounes è stata oggetto di numerosi atti di violenza da parte di miliziani della Lega per la protezione della rivoluzione, considerati fiancheggiatori del governo. Si è battuto per una Tunisia laica e contro le derive islamiste del partito di governo Ennahda. Le prime informazioni raccolte sul luogo dell'agguato lasciano pensare ad una vera e propria esecuzione.
(06 febbraio 2013)

domenica 20 gennaio 2013

La festa di Bamako liberata da incubo jihadista “Grazie Hollande, ci hai salvato”

da www.repubblica.it

La città festeggia il presidente francese per aver fermato la marcia dei qaedisti che scendevano dal nord: "Una settimana fa il terrore ci aveva paralizzato: adesso tutto il popolo è riconoscente" dal nostro inviato VINCENZO NIGRO

BAMAKO - Il sergente francese da lontano sorveglia il poliziotto maliano che a sua volta controlla le addette alla sicurezza. Le donne perquisiscono i bagagli sbarcati all'aeroporto: la macchina a raggi X è rotta e loro affondano le mani fra mutande e camicie. Il sergente deve essere un còrso. Nel senso di uno che è nato in Corsica. Parla uno strano italiano, un lontano accento sardo. "La situazione in città? Tranquilla, i combattimenti sono lontani. Ma le regole le conoscete, non potete allontanarvi più di 10 chilometri, per il resto è sicuro. Una cosa solamente: attenti a quelli che ringraziano la Francia, a volte sembrano impazziti...".

Che vuol dire? Pochi metri, esci dal piccolo aeroporto di Bamako che solo in dicembre era deserto e assonnato, e trovi una tranquilla festa notturna di bandiere francesi, di maliani eccitati per il "salvataggio". Attorno ai televisori dei baracchini che vendono frutta e ricariche telefoniche tutti seguono le ultime su France24, sui canali della Ortm. La tv del Mali ha infografiche e sigle elettroniche da fare invidia ad Al Jazeera. Si girano verso il taxi con gli stranieri, sorridono, sventolano il tricolore dei "cugini". Di giorno dice il sergente provano ad abbracciarti, a saltarti addosso, e molte volte scompare qualche portafoglio. In piena notte invece il ringraziamento rallenta, ma poi ritorna, anche con due indemoniati che a torso nudo, il tricolore francese dipinto sul petto e sulle spalle, impennano la moto al fianco del taxi, lungo tutto il vialone che porta verso i ponti sul fiume Niger, in città. Ecco: il Mali che ritroviamo dopo qualche settimana ama, adora, bacia François Hollande. Lo ringrazia per aver osato combattere, lui socialista al budino, i tagliatori di mani che dal Nord stavano scendendo verso la capitale. Il Mali respira perché tutti erano rimasti paralizzati quando solo una settimana fa i jihadisti si erano rimessi in marcia. "Il presidente ci ha salvato dai narco-jihadisti", dice il taxista.

L'Independant scrive della "riconoscenza di un popolo", e pubblica la notizia che non manca mai in questi casi: "Molti iniziano a chiamare i figli neonati Hollande". Al mattino la notizia del giorno è che lo sbrindellato esercito maliano, guidato dai parà francesi, ha riconquistato Konna, la città dai cui tutto era partito il 10 gennaio. Quella città, occupata dai tagliamani di Al Qaeda, aveva costretto Hollande a mettere da parte i sogni di un bell'intervento Onu. In poche ore il presidente francese ha dovuto decidere, e ha lanciato la Francia a testa bassa contro i narco- jihadisti Idrissa, il giornalista che ci aveva accompagnato in giro a dicembre, spiega: "Guarda su questa cartina, prova a capire perché il terrore ci aveva catturati solo una settimana fa". C'è il Mali, la parte del Nord con la grandi città di Gao e Timbuctù che erano saldamente in mano ad Al Qaeda e ai touareg integralisti/trafficanti di Ansar Eddin. Città in cui per mesi e mesi Al Qaeda e Ansar Eddin hanno tagliato mani e piedi ai ladri, hanno frustato le donne, hanno assoldato bambini-soldato e stuprato ragazze- bambine. Poi c'è una lunga linea rossa, nel deserto, un confine che divideva i jihadisti dai governativi. In basso c'è il Sud, con la strada che seguendo all'incirca il corso del fiume Niger porta a Mopti, Segou e poi Bamako.

Il 10 gennaio all'improvviso una colonna di pick up di Ansar Eddin da Duentza, nel Nord, aveva iniziato a marciare veloce verso Konna. I soldati maliani neppure l'avevano vista nei loro binocoli, erano fuggiti prima: in questa strana guerra africana fra tribù ed etnie che si combattono ma in cui tutti si conoscono, i touareg di Ansar Eddin hanno avvertito i loro compari a Konna che hanno svegliato i soldati: "Stanno arrivando, andatevene ". E quelli, l'esercito maliano, sono fuggiti a rotta di collo verso Sud. Occupata in poche ore Konna, riforniti i gipponi Toyota col gasolio dei soldati, i jihadisti in poche ore potevano marciare su Sevarè, il secondo grande aeroporto del Mali dopo Bamako. Idrissa ci spiega qualcosa che tutti dovremmo iniziare a capire in questa guerra: "Nel deserto in guerra le strade su questa cartina non contano, non servono. Non è che se qualcuno attacca da una parte poi necessariamente deve andare avanti proseguendo sulla strada disegnata sulla carta. Può piegare a Sud, andarsene a Nord, girare a Est e ritornare a Sud. È come il mare, vai dove vuoi, ci metti più tempo, ma se sai navigare nel deserto te ne vai dove ti pare". Questo i miliziani di Al Qaeda hanno fatto a Djabali, una cittadina a ridosso del confine della Mauritania, nella zona ancora non occupata dagli integralisti.

Per liberare Konna, i blindati di Hollande sono dovuti risalire di corsa. Entrati nel paese dalla Costa d'Avorio, dal Burkina, forse dal Niger. "Fino a qualche giorno fa qualcuno pensava che davvero si potesse tentare una trattativa politica", dice Amadù Sidipè, un giornalista di Les Echo: "Negoziare, trafficare con i touareg di Ansar Eddin, illudendosi di separarli da quelli di Al Qaeda e dai torturatori di ostaggi del Mujao, il Movimento per l'unicità del jihad in Africa occidentale ".

Adesso l'esercito del Mali ha ritrovato coraggio. E con i soldati persino i cittadini del Nord ancora occupato: a Gao la gente ieri ha linciato un capo integralista, Alioune Toureè. Gli uomini della città hanno ritrovato la forza di protestare dopo che in mattinata Kader Tourè, un giornalista, era stato picchiato a morte dai miliziani: sono andati al comando della polizia islamica, quelli hanno esitato a rispondere come fanno sempre con fruste e kalashinkov e la folla ha usato machete e pugnali per far fuori il tagliagole. Nella luce accecante di Bamako, attraverso questa nebbia di polvere ocra che si solleva nelle strade, adesso l'unica cosa che si capisce è che l'idea di una trattativa era impossibile. E quindi la guerra sarebbe stata inevitabile. "Prima o poi dovevamo provarci", dice Idrissa, "adesso ci stiamo ribellano. Grazie Hollande".
 
(20 gennaio 2013)

lunedì 14 gennaio 2013

A fianco delle truppe francesi ci sono Londra e Washington

da www.ilsole24ore.com

Soldati inglesi in un Boeing C-17 cargo che trasporta veicoli militari francesi alla base di Evreux (foto Afp)Soldati inglesi in un Boeing C-17 cargo che trasporta veicoli militari francesi alla base di Evreux (foto Afp)
Agenti della Cia, militari delle forze speciali e contractors. Poche centinaia di uomini in alcune base segrete istituite dagli Stati Uniti lungo la fascia territoriale che va dal Sahel all'Africa Orientale con il compito di localizzare, spiare e colpire i miliziani e soprattutto i leader dei movimenti islamisti legati alla rete terroristica di al Qaeda, dai gruppi attivi in Malì ai Shebab somali.
Fonti ben informate hanno rivelato al "Sole 24 Ore" che i raid dei cacciabombardieri francesi Rafale e Mirage delle ultime ore sono stati effettuati su obiettivi rilevati dall'intelligence e dai velivoli statunitensi decollati da basi "segrete" istituite in Mauritania e Burkina Faso. Tra i bersagli centrati dalle bombe francesi nel Nord del Mali, in mano agli islamisti dal marzo scorso, vi sono una grande base dei salafiti di Ansar al Dine ad Aghabo, nella regione di Kidal e oltre una decina di installazioni militari nell'area di Gao.
«Abbiamo centrato depositi di armi, infrastrutture e campi di addestramento» ha confermato il ministro francese della Difesa Jean-Yves Le Drian. Colpiti anche la base di Lere, 150 chilometri a nord di Konna, e obiettivi nelle aree di Douentza e Nampala. Washington aveva garantito ieri il supporto informativo e logistico ai francesi e Parigi pare non abbia perso tempo per chiedere una dettagliata relazione sulle basi che i miliziani hanno costituito negli ultimi dieci mesi facendo affluire armi e miliziani nel nord del Mali. Un'area da tempo oggetto delle attenzioni statunitensi se si considera che già nell'agosto scorso venne eliminato (probabilmente con l'impiego di droni) Nabil Abu-Alqama numero due di al-Qaeda nel Maghreb Islamico, vittima di un misterioso incidente stradale nel nord del Mali.
La presenza statunitense nell'area è parcellizzata e poco visibile ma costituisce una rete che monitora il territorio e intercetta le comunicazioni grazie alle sofisticate apparecchiature utilizzate da velivoli a turboelica civili, o comunque senza insegne, del tipo Pilatus PC-12 e King Air dispiegati in alcune basi. A volte piste isolate situate in zone desertiche, in altri casi aree di aeroporti internazionali come quella utilizzata da un distaccamento aereo di forze speciali nello scalo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.
Di questa rete, che ha compiti di intelligence e sorveglianza e raccoglie i dati utili a effettuare raid mirati o massicce incursioni come quelle attuate dai francesi, fanno parte anche ex-militari delle società Sierra Nevada Corporation e R4 Inc. Compagnie specializzate in servizi d'intelligence che forniscono a Cia e Pentagono pacchetti operativi "chiavi in mano" che includono aerei, piloti, tecnici, sensori e persino gli analisti per tradurre le comunicazioni intercettate interpretare dati e immagini raccolti.
Secondo Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa e autore di un'ampia analisi sulle operazioni antiterrorismo statunitensi in Africa, i velivoli Pilatus volano in media 150 ore al mese in missioni di questo tipo utilizzando sensori "a scomparsa" che consentono di non far notare i velivoli di questo modello (molto diffusi in Africa) quando sono a terra.
I droni in volo sul Malì decollano da una base avanzata istituita da Washington (al costo di oltre 8 milioni di dollari) vicino al confine, in territorio mauritano, ma l'impiego dei velivoli teleguidati è reso più agevole dalla possibilità di restare in volo anche 30 o 40 ore consecutive che si traduce nella capacità di sorvegliare per lungo tempo gli obiettivi attaccandoli nel momento più favorevole.
Oltre agli statunitensi e ai contingenti africani, il cui peso militare è limitato alle truppe sul terreno, anche i britannici stanno inviando aiuti ai francesi. Due grandi cargo C-17 sono in partenza in queste ore dalla base della Royal Air Force di Brize Norton, nell'Oxfordshire, diretti a Parigi dove caricheranno materiale destinato alle truppe francesi in Mali. I cargo britannici consentiranno inoltre di trasferire rapidamente nell'aeroporto di Savaré, vicino alla zone delle operazioni, i contingenti africani resi disponibili dai Paesi dell'Ecowas. Il Foreign office ha ribadito i limiti nel tipo di assistenza britannica offerta alle forze francesi in Mali, sottolineando che è del tutto escluso per le forze inviate da Londra «il coinvolgimento nei combattimenti sul terreno». Londra sottolinea che si tratta esclusivamente di un «sostegno tattico-strategico molto limitato» ma secondo indiscrezioni i britannici starebbero valutando di inviare in Mali anche team di forze speciali e forse alcuni droni Reaper già impiegati con successo nelle incursioni contro i talebani in Afghanistan.