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mercoledì 30 maggio 2012

Nigeria, almeno quaranta vittime scontri per la terra

da www.eilmensile.it

30 maggio 2012versione stampabile
Sono almeno quaranta le vittime degli scontri nel sud-est della Nigeria, in corso da ieri notte. Lo rende noto la stampa locale, secondo cui la violenza nasce dalla disputa per la proprietà di un terreno che si trova al confine tra due villaggi, in differenti Stati, quelli di Cross River e Akwa Ibom.
Il villaggio di Odukpani ha avuto la peggio perchè, dicono fonti locali, è stato distrutto e bruciato. Da anni si attende che venga data applicazione ad una sentenza della Corte suprema nigeriana per dirimere i contenziosi su terreni che si trovano al confine tra i due Stati.

lunedì 14 maggio 2012

Algeria, legislative: Alleanza Verde mette in dubbio i risultati

da www.eilmensile.it

14 maggio 2012versione stampabile
Alleanza Verde, l’accordo fra tre partiti islamici, non accetta i risultati delle elezioni legislative, dalle quali ha ricevuto 48 seggi, e minaccia di “prendere misure” se il ministero dell’Interno dichiarerà ufficiali i risultati.
Gli esponenti islamici non hanno ancora chiarito in cosa potrebbero consistere le “misure” paventate, anche se è chiaro che il primo passo sarà quello di impugnare i risultati, una volta ufficializzati, davanti alla magistratura.
La loro contestazione deriva dalla profonda differenza tra i primi dati parziali e quelli definitivi: i parziali attribuivano agli islamici un centinaio di seggi, poi ridottisi a 48. A stonare, inoltre, c’è il fatto che la differenza tra i seggi previsti nei dati parziali e i seggi realmente avuti è praticamente identica a quella, in positivo, registrata dal Front de Libération Nationale (Fln), il partito al governo vincitore delle elezioni.

martedì 8 maggio 2012

Nigeria: il micidiale gas flaring delle multinazionali del greggio

da www.eilmensile.it

8 maggio 2012versione stampabile
Luca Manes/ CRBM
Insieme alla Shell e alla Chevron, l’Eni è una delle oil corporation più attive in Nigeria, primo Paese esportatore di greggio dell’Africa sub-sahariana con una produzione di 2,2 milioni di barili al giorno. A dispetto della ricchezza del loro sottosuolo, le popolazioni dell’area del Delta del Niger vivono in condizioni di estrema povertà, alle prese con un crescente degrado ambientale e una costante militarizzazione del territorio. In Nigeria ogni giorno si registrano perdite di petrolio dagli oleodotti, mentre, nonostante una legge del 1979 e diversi pronunciamenti delle corti locali, la pratica del gas flaring (il bruciare in torcia il gas connesso al processo d’estrazione del greggio) continua a essere adottata senza nessuno scrupolo. Sull’intero territorio nazionale sono oltre 100 le torri che sprigionano in maniera perenne lingue di fuoco che sputano diossina, benzene, sulfuri e particolati vari. Tanto per fornire qualche dato, secondo delle Ong locali dei 168 miliardi di metri cubici di gas bruciati ogni anno al mondo, 23 (il 13 per cento) provengono dalla Nigeria. In termini di ossido di carbonio, parliamo di 400 milioni di tonnellate, ovvero il 25 per cento del consumo annuo di gas degli Stati Uniti. Le piogge acide conseguenza diretta del gas flaring sono tra le principali criticità di una situazione che ha ormai superato i livelli di guardia.
Basti pensare che lo scorso agosto un rapporto dell’agenzia ambientale delle Nazioni Unite, l’Unep (United Nations Environmental Programme) ha certificato che per il solo spicchio di Delta occupato dal popolo Ogoni serviranno 30 anni di bonifiche per riparare gli immensi danni causati dalla Shell.
Tra i casi più eclatanti esaminati dagli esperti dell’Onu c’è quello relativo alla comunità di Nisisioken Ogale, dove il livello del benzene, elemento altamente cancerogeno, eccede di 900 volte il limite previsto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il conto iniziale presentato alla oil corporation anglo-olandese ammonta a oltre un miliardo di dollari, ma le organizzazioni della società civile nigeriana parlano dell’esigenza di uno stanziamento di fondi per decine di miliardi per pulire l’intero Delta e mondarlo dalle conseguenze delle attività di tutte le multinazionali.
Tra queste ultime, come detto, c’è la compagnia del cane a sei zampe (per il 31 per cento ancora di proprietà statale), il cui operato nel sud della Nigeria durante l’assemblea degli azionisti in programma oggi a Roma è stato l’oggetto delle critiche di Godwin Ojo, direttore e cofondatore di Environmental Rights Action, tra le più importanti Ong del Paese africano.
“Nonostante le sue dichiarazioni pubbliche, l’Eni ha fatto poco o nulla per ridurre il gas flaring” ha dichiarato Godwin Ojo prima di entrare in assemblea. “Con la mia organizzazione negli ultimi mesi siamo stati in grado di visitare varie comunità impattate da sversamenti di impianti dell’Eni nello Stato di Bayelsa. Purtroppo nei loro confronti non sono state accordate compensazioni, né si è proceduto a bonificare i terreni e i corsi d’acqua inquinati. Per quanto tempo ancora bisognerà assistere a questo ecocidio senza che le compagnie intervengano” ha aggiunto Ojo.
Tale situazione continua ad alimentare lo scontento delle comunità, che inoltre lamentano la mancanza di aiuti e dialogo con l’Agip. Non a caso in Nigeria è in crescita il numero di persone e organizzazioni che chiedono lo stop alle trivellazioni e che il petrolio sia lasciato nel sottosuolo. Alle multinazionali, rimarrebbe solo il compito di dare inizio alle opere di bonifica. Prima che sia troppo tardi.

sabato 5 maggio 2012

Reazioni online alla condanna dell'ex Presidente della Liberia

da www.lastampa.it

TRADOTTO DA ELENA INTRA
Dopo un lungo processo, la Corte Speciale per la Sierra Leone istituita a L'Aja ha condannato Charles Ghankay Taylor, ex presidente della Liberia, per crimini di guerra. Charles Taylor era sotto processo per 11 accuse di crimini di guerra e contro l'umanità. Con questa sentenza, Taylor diventa il primo capo di Stato dalla seconda guerra mondiale ad essere condannato da un tribunale internazionale sui crimini di guerra. Il verdetto ha causato reazioni contrastanti da parte dei cittadini locali. Secondo Liberian Observer Online, persino la natura ha reagito a modo suo al verdetto:
Durante la lettura del verdetto contro l'ex presidente liberiano Charles Taylor alla Corte speciale per la Sierra Leone all'Aja, in Liberia si è vista una nuvola nera avvicinarsi il sole, a sua volta circondato da un arcobaleno. Quando si assiste a un fenomeno del genere, in Liberia si crede voglia dire che è caduta una grande personalità. Poi c'è uno strano oggetto rosso simile ad un occhio che si muove all'interno della nube oscura. Cosa potrebbe essere?
Lorenzo Gartorr, un liberiano che vive all'estero, considera il processo una sorta di "performance teatrale del giudice":
Foto di Lorenzo GartorrSe un vero verdetto si basa su argomenti e prove, allora il tribunale ha dimostrato di essere un'altra 'Corte Canguro', perchè durante il processo gli avvocati dell'accusa si sono tagliati le gambe da soli in molte occasioni. Non sto dicendo che Taylor sia colpevole o meno, ma in questo caso la difesa ha fatto un lavoro molto migliore rispetto all'accusa. Credo che il giudice abbia letto una trascrizione già preparata ancor prima dell'arresto di Taylor.
Invece Elias Shoniyin approva la decisione:
Grazie alla Corte penale internazionale il mondo ha ancora una volta risvegliato la coscienza delle nazioni, ha assicurato giustizia alle vittime della guerra e inviato un forte segnale ai dittatori in carica che i loro giorni di oppressione verso i deboli sono ormai agli sgoccioli. E' un verdetto che non porta solo giustizia, ma anche speranza per i deboli e gli oppressi.
Pur accogliendo con favore la sentenza, il musicista liberiano Robert Black Diamond, ribadisce la necessità di portare in aula altre importanti figure politiche responsabili della crisi civile liberiana:
Anche Ellen [attuale presidente] e PYJ [l'ex signore della guerra e senatore Prince Y.Johnson] cadranno. Basta aspettare. Quello che alcuni di voi non capiscono è che queste persone, con il falso pretesto di fare giustizia, stanno seminando odio preparando il terreno per un futuro conflitto, e questo non è per niente giustizia, perché abbiamo ancora un governo assassino al potere. E' con grande vergogna che alcuni di voi festeggeranno alla notizia che il vostro ex presidente verrà mandato in carcere per i reati commessi in un altro Paese e non nel suo, e la cosa peggiore è che allo stesso tempo adorate l'assistente assassina che ha fornito il finanziamento per uccidere il suo stesso popolo e con questo non avete alcun problema. Ecco perchè molti non sono d'accordo con questa situazione. Una giustizia selettiva non è giustizia. Anche Ellen deve andare davanti ai giudici!!
A sua volta, Emmanuel M.Liu considera il verdetto come una vittoria per le vittime di entrambi i Paesi coinvolti:
Finalmente giustizia per il popolo non solo della Sierra Leone, ma anche per i quasi 200.000 liberiani morti durante la guerra insensata di Charles Taylor. Da parte mia non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui anche George Boley, Alhaji Kromah, Sekou Conteh, e Prince Johnson seguiranno questo pazzo a L'Aia per rendere conto dei loro crimini di guerra. La maggior parte di noi liberiani, che ha visto questi individui e i loro eserciti barbari al impeganti a portare guerra e distruzione, non potrà mai dimenticare ciò che hanno fatto al nostro Paese; spero che brucino e marciscano all'inferno, è quello il loro posto.
Massa Dopoh ricorda vividamente la brutalità di Taylor:
Foto da Flickr con licenza CC Sì, ricordo ancora come i ragazzi di Taylor hanno costretto me, mio ​​fratello e un mio amico a gonfiare i pneumatici e scappare in un campo d'aviazione mentre stavamo andando a casa di mia zia. Ricordo ancora quando ha lanciato i suoi missili sull'isola e in un attimo sono andate perse moltissime vite, tra cui anche mio cugino, visto che uno dei missili è finito su casa di mio zio, a due passi da quella di mio padre.Sì, la sua presenza in carcere non riguarda me o la guerra in Liberia, ma sono contento che giustizia sia stata fatta per le vittime vive e morte della Sierra Leone. Massa sta cantando Grazie a Dio .... CASO CHIUSO
Elisabeth Karnley non si lascia impressionare dalla decisione della Corte:
Davvero, ICC? In questo momento si stanno commettendo crimini orrendi contro l'umanità e tutto quello di cui vi preoccupate è pareggiare i conti con Charles Taylor? Non solo siete parziali e incompetenti, ma non siete nemmeno all'altezza dello scopo per cui la Corte è stata creata!
Infine Mohamed Kamara reagisce con ironia:
I liberiani lo hanno premiato per i crimini e la SIERRA LEONE lo ha incriminato.......BEN FATTO SIERRA LEONE!!!
L'entità della pena ai danni di Taylor verrà stabilita il 16 maggio in un'apposita udienza.

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Post originale: Liberia: Charles Taylor Guilty Verdict Received With Mixed Reactions, di Counselor Track. Ripreso da Global Voices Online: community che aggrega, organizza e amplifica la conversazione globale online – gettando luce su luoghi e persone spesso ignorati dagli altri media.

venerdì 4 maggio 2012

Elezioni in Algeria, tra accordi segreti e astensionismo

da www.eilmensile.it

4 maggio 2012versione stampabile
Karim Metref
L’Algeria si prepara per le quinte elezioni legislative dopo l’era del partito unico (1962-1989) che avranno luogo il 10 maggio prossimo. In lizza 44 partiti e 25.800 candidati per 462 posti da parlamentari. L’opposizione tradizionale pensa che potrebbe essere quella buona.
Ma il Paese pensa ad altro. Tra l”altissimo tasso di disoccupazione e una inflazione record che rende quasi intoccabili molti beni di prima necessità, l’astensione rischia di essere la vera protagonista di questa gara elettorale.
Motivo di scherzi e barzellette
La politica e il governo sono sempre stati il motivo preferito delle barzellette e della satira popolare in Algeria. E la prossima gara elettorale non sfugge a questa regola. Tutti sanno che chi vincerà è già designato, mentre la scena politica è inondata da 44 partiti politici di cui 23 appena creati. È una tradizione in Algeria. I servizi segreti hanno sempre creato una marea di partitini ‘usa e getta’ alla vigilia di ogni consultazione elettorale per fare scena e dare una illusione di pluralità.
Tra i partiti più anziani stupisce la partecipazione del Fronte delle Forze Socialiste (FFS), decano dei partiti dell’opposizione (secondo per data di creazione soltanto al sempre verde FLN, al potere dal 1962). L’FFS tradizionalmente ha sempre boicottato queste farse elettorali. La sua presenza nella gara vuol dire che ci sono stati accordi, negoziazioni segrete e che la gara sarà un po’ diversa dalle solite.
Non si sa che garanzie hanno ricevuto i dirigenti del vecchio partito socialista, ma una cosa è sicura, il suo leader storico, Hocine Ait Ahmed, è troppo furbo e sperimentato per lasciarsi ingannare facilmente. Dalla loro partecipazione qualcosa avranno in cambio. Forse è il segno che una parte importante del regime algerino vuole approfittare delle pressioni della primavera araba per modernizzare un po’ il sistema e, non dico aprire del tutto il campo politico, ma rilasciare un po’ la morsa.
Una partita tra islamisti e dinosauri del regime
Ma comunque dalla presenza o meno del FFS dipende solo la credibilità a livello internazionale, non ha un grande peso sulle sorti del paese. Il partito socialista è presente in forza solo in Cabilia e in alcune circoscrizioni della capitale. Zone che sembrano garantite al partito di Ait Ahmed visto che l’altro partito della Cabilia, Il Raduno per la Cultura e la Democrazia (RCD – Da non confondere con quello di Ben Alì in Tunisia) ha deciso invece di boicottare.
La sorte della maggior parte del Paese si giocherà invece, come al solito, tra l’FLN, Il Raduno Nazionale per la Democrazia (RND) i due partiti (il secondo nato da una costola del primo) che si dividono il potere dal 1997 e gli islamisti che si presentano divisi n 7 partiti, ma nei quali solo due sono veramente rappresentativi: Il Movimento per la Società e la Pace (MSP – Ex Hamas) e Al-Adala, La giustizia (ex Ennahda). Entrambi i ‘challenger’ sono correnti dell’islamismo politico “moderato” (area fratelli musulmani egiziani, per dare una idea) da anni presenti nella scena politica senza aver mai ceduto alle sirene del jihadismo. Anche durante gli anni bui della guerra civile… L’MSP più liberale e vicino agli ambienti degli affari fa parte della maggioranza al governo da molti anni e ha avuto a gestire vari ministeri. L’Avvocato Abdullah Djabballah, leader storico di Al-Adala è sempre stato più attento alle questioni sociali e la protezione del settore pubblico. Anche se come tutti gli altri, il suo partito è profondamente cambiato negli anni: cambio generazionale, infiltrazioni, manipolazioni, conflitti interni di leadership hanno trasformato la faccia del tutto il vecchio movimento islamico con idee e concetti economici molto vicini alla sinistra, nato principalmente tra gli studenti e i quadri del settore pubblico nelle province orientali di Annaba e Costantina.
La partecipazione dell’opposizione tradizionale e la presenza di osservatori internazionali durante le elezioni di cui alcuni rappresentanti dell’Unione Europea, potrebbe indicare che in alto luogo (forse anche internazionale) è stato negoziato il fatto che la coppia FLN/ RND dovrà contare soltanto sulla loro più grande disponibilità di funzionari, sedi, mezzi e la migliore visibilità e copertura mediatica e non sui soliti e palesi brogli e falsificazioni .
Un accordo fragile
Questo vorrà dire, se funziona l’accordo, che non ci saranno le pressioni e le truffe massive, al meno nelle grandi città. Nei piccoli centri rurali del paese profondo continuerà probabilmente a funzionare come sempre, perché non è facile debellare una tradizione lunga 50 anni.
In questo caso, i partiti al potere e le formazioni islamiste si aggiudicheranno la maggioranza assoluta. Come hanno sempre avuto da 20 anni in qua. Ma gli islamisti del MSP potrebbero questa volta prendere la maggioranza relativa. Come l’hanno sempre presa dal 1997, se non ci fossero stati pesanti falsificazioni ai loro danni.
Se in passato l’MSP ha sempre accettato e manipolazioni del Vecchio stregone Yazid Zerhouni – ex ministro degli interni – il suo leader, Aboujerra Soltani, questa volta dice che non accetterà più. E avverte Abdelaziz Belkhadem, il Segretario Generale del FLN, che ha dichiarato alla stampa dicendo che gli islamisti prenderanno tra il 35 e il 40 per cento: ”Vi diffido da questi vecchi riflessi da partito che ragiona ancora secondo il principio delle quote. L’elezione è la volontà del popolo e non quella dell’amministrazione”.
Questo battibecco dimostra che se negoziazioni ci sono state in segreto, non tutto l’apparato del regime è d’accordo sull’accordo finale. Se L’RND, partito creato direttamente dal palazzo presidenziale nel 1997 è sempre allineato sulle posizioni del titolare della suprema istituzione dello stato, L’FLN è storicamente attraversato da correnti molto diverse e contraddittorie. E ha un legame forte con l’esercito. E si sa che i generali algerini non sono agli ordini della presidenza della repubblica. Anzi, per molto tempo, è la presidenza che è stata agli ordini dei generali.
Se l’accordo regge, le probabilità è che ci si ritroverà con un governo a maggioranza islamista con pochi ministeri chiave in mano alla vecchia maggioranza. Ma detto governo sarà fortemente condizionato dall’alleanza con i due altri per tenere la maggioranza in parlamento. Un impasto perfetto per arrivare ad una situazione alla marocchina. Mettere gli islamisti a gestire la crisi, la disoccupazione, la corruzione, le ingiustizie sociali e l’assenza di prospettive economiche mentre il potere vero rimarrà in mano agli stessi.
L’ombra dell’astensione
Ma la vera incognita di queste elezioni viene dalla partecipazione popolare. Gli algerini “normali” in molti pensano di non andare a votare. Sui social-network si moltiplicano gli appelli al boicottaggio. “Il 10 maggio, tutti al mare”, recita la presentazione di un folto gruppo su Facebook.
Se sulla TV nazionale tutti sembrano per le elezioni sui giornali il dibattito tra chi vuole partecipare e chi vuole boicottare è intensissimo. Ai microfoni di France 24 un operaio dice: ”Non ho mai votato e non andrò mai a votare fin che non finisce questo film”. Un film visto e rivisto fino alla nausea.
Cosa succederà se i centri elettorali rimarranno vuoti e se la partecipazione reale sarà sotto i 20 per cento come è successo nel 2002? Il ministero degli Interni aveva annunciato una partecipazione al 42 per cento, i calcoli dell’opposizione invece parlarono di 15 a 20 per cento non di più. In Cabilia e a Algeri la partecipazione anche nei conteggi ufficiali non aveva superato il 2 per cento.
Che farà il regime di Algeri? Si metterà a ripensare il sistema sul serio? Oppure come è successo in altre occasioni si imbastirà un risultato fasullo accertato dagli osservatori internazionali? Si cercherà di andare incontro alle aspirazioni di libertà, trasparenza e giustizia della gente o si instaurerà un nuovo Status quo che continuerà a favorire la mungitura del paese da parte delle multinazionali del petrolio e da parte della casta regnante?