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mercoledì 1 febbraio 2012

‘Ultima opportunità per la pace tra Marocco e saharawi’

da temi.repubblica.it/limes

Intervista a Mohamed Abdelaziz

di Luca Attanasio
Il presidente della Repubblica araba saharawi democratica mostra un cauto ottimismo in vista della ripresa dei negoziati con il Marocco, a febbraio all'Onu. Se anche stavolta le trattative fallissero, il ritorno alle armi sarebbe praticamente inevitabile.

Abbandonati da tutti, i saharawi sono pronti a riarmarsi


(Carta di Laura Canali)

La sensazione, all’indomani del 13° congresso del Fronte polisario, celebrato a dicembre a Tifariti, nei territori liberati del Sahara Occidentale, è che il momento per il popolo dei Saharawi sia drammaticamente cruciale. La situazione, tra venti di guerra, voglia di azione e segnali positivi, potrebbe evolvere a breve in un senso così come nel suo opposto.


Un’occasione autorevole per fare il punto sulla questione la offre Mohamed Abdelaziz, presidente della Repubblica araba saharawi democratica, di passaggio a Roma prima di raggiungere il XVIII vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana ad Addis Abeba. Con lui, fresco di rinnovo del mandato ottenuto proprio al congresso, parliamo del possibile ritorno alle armi, dei negoziati di febbraio con la mediazione di Christopher Ross, di nuovi accordi sulla pesca a tutela dei diritti dei Sahrawi, di primavera araba. Senza dimenticare il dramma del rapimento di Rossella Urru e di due cooperanti spagnoli.


LIMES: Presidente Abdelaziz, il 13° è stato forse uno dei congressi più decisivi della storia del Fronte polisario.
ABDELAZIZ:
Indubbiamente. Oltre alle questioni di normale amministrazione - tra le quali vorrei segnalarle le nuove leggi emanate riguardanti misure atte a favorire l’inserimento in posizioni apicali di donne e giovani - abbiamo dovuto affrontare nodi straordinari; mai come questa volta ce n’erano tanti. Ovviamente la pressione maggiore ci veniva dalla base e da segmenti del partito, così come dai movimenti politici che spingono per abbandonare la via diplomatica, dato che per più di 20 anni non ha dato frutti e visto che del referendum sull’autodeterminazione non vi è ancora traccia (nel 1991 veniva siglato il cessate il fuoco tra Marocco e Fronte polisario previa assicurazione di misure immediate per lo svolgimento di un referendum sull’autodeterminazione, ndr). Siamo riusciti a convincere tutti ad aspettare ancora, a dare tempo ai negoziati visto che stiamo per entrare in una fase piena di novità.


LIMES: Cosa vi fa essere ottimisti?
ABDELAZIZ:
Ci sono molti segnali positivi. Innanzitutto, a febbraio, quando andremo a New York per il negoziato con i marocchini, auspice l’inviato dell’Onu Christopher Ross, siederemo per la prima volta davanti a esponenti di un governo totalmente rinnovato, nato all’indomani dell’approvazione di una nuova costituzione. Inoltre, la situazione in tutta la regione è profondamente mutata nell’ultimo anno: tutto il Maghreb e il Nord Africa sono in fermento; all’interno dello stesso Marocco, il Movimento 20 febbraio chiede maggiori diritti per tutti i cittadini. La crisi economica, poi, ha investito anche tutta l'area così come i paesi storicamente favorevoli al Marocco. Insomma c’è molta carne al fuoco che speriamo faccia riflettere gli interlocutori marocchini e li convinca che la nostra richiesta, nel pieno rispetto della legalità internazionale, è la più giusta: far esprimere i cittadini sulla possibilità o no di autogovernarsi.


LIMES: Di recente il parlamento europeo ha votato la sospensione del trattato di pesca in vigore tra Ue e Marocco proprio per tutelare i diritti dei Saharawi. Un altro segnale incoraggiante.
ABDELAZIZ:
Assolutamente sì. Una presa di posizione ragionevole e giusta. Fino a oggi tutti i proventi per la pesca effettuata nel mare prospiciente il Sahara Occidentale, una zona tra le più pescose al mondo, andavano al Marocco. Da oggi perché avvengano gli scambi bisognerà tenere conto delle nostre istanze. Le faccio presente inoltre, che gli Stati Uniti, da diversi anni, hanno stabilito che l’accordo di libero scambio col Marocco non includa il Sahara Occidentale, perché né loro né l’Onu riconoscono la sovranità marocchina sulla nostra terra. Insomma se prima il Marocco godeva di immunità commerciale anche lì dove non aveva riconoscimento politico, oggi dovrà ripensare le sue strategie. Detto che andremo a New York pieni di fiducia e speranza, però, mi preme ricordare che, nella malaugurata ipotesi che anche questa volta i negoziati fallissero, sarà per noi molto difficile se non impossibile scongiurare un ritorno alle armi.


LIMES: È passato poco più di un anno da quando, come sostiene Noam Chomsky, i saharawi hanno dato vita alla primavera araba, accampandosi a Gdeim Izik, nel Sahara Occidentale, chiedendo maggiori diritti umani e lavoro. Che forma ha assunto nel frattempo il movimento?
ABDELAZIZ:
Noi riponiamo molta fiducia in quella che chiamiamo intifada pacifica. Ha riportato d’attualità la nostra questione, ha ridato forza e vitalità al movimento politico, senza sparare un solo proiettile. Credo di poter rivendicare con orgoglio di appartenere a uno dei pochi movimenti politici al mondo che ha fatto della disillusione e della frustrazione non un motivo per ricorrere alla violenza ma la ragione per scendere in piazza pacificamente e chiedere maggiori diritti. Gdeim Izik, quello che abbiamo chiamato l’accampamento della dignità, nel novembre 2010 è stato un modello che nel giro di poco tempo ha trovato emuli in tutto il mondo arabo, ed è stato soffocato nel sangue dalle Forze armate marocchine.
L’attività del movimento, in tante forme diverse, si è da poco organizzata in un Coordinamento nazionale. Le proteste e le manifestazioni continuano in molte città, anche al di fuori dei confini. Alcuni esponenti erano presenti al Congresso e prendono pienamente parte al processo politico in corso.

LIMES: Di recente, l’inviato personale del segretario delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Christopher Ross, ha dichiarato in un’intervista tutta la sua preoccupazione per la situazione dei campi profughi saharawi, sostenendo che dagli anni ’70 non è migliorata affatto.
ABDELAZIZ:
Christopher Ross conosce bene la nostra situazione; noi chiediamo da molto tempo che siano dati più poteri alla Minurso (missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) e che le venga concessa la delega per il controllo sulla violazione dei diritti umani, ma il Marocco si oppone e crea costantemente intralci. Oltre al governo, anche il Coordinamento dei movimenti chiede che siano concessi più poteri alla Minurso.

LIMES: A ottobre, proprio nei campi profughi Saharawi, sono stati rapiti tre cooperanti di cui una italiana, Rossella Urru.
ABDELAZIZ:
Per noi i cooperanti sono tradizionalmente parte della famiglia saharawi. Siamo molto vicini alle loro famiglie, e oltre a esprimere solidarietà, vogliamo rassicurarli: abbiamo moltiplicato gli sforzi e stiamo facendo tutto il possibile per farli ritornare presto a casa.

(1/02/2012)