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lunedì 18 aprile 2011

Nigeria, Buhari rifiuta i risultati delle presidenziali. Scontri e morti nel nord del Paese

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


L'ex dittatore nigeriano sconfitto dal cristiano Jonathan:"Risultati manipolati". Per la Croce Rossa numerosi morti nelle violenze post-elezioni

Il generale Muhammadu Buhari ha contestato i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi sabato in Nigeria, che hanno visto affermarsi il capo di stato uscente Goodluck Jonathan. L'ex generale nigeriano, per due anni a capo di una giunta militare, ha fatto sapere, tramite il suo portavoce, Yinda Odumakin, di "non poter accettare le cifre rese note fin quando la commissione elettorale non avrà effettuato controlli incrociati". L'accusa di Buhari è di brogli e irregolarità, in particolare negli stati settentrionali di Kano e Katsina.

Le elezioni nigeriane hanno tra l'altro messo in evidenza la forte spaccatura tra il nord a maggioranza musulmana fedele al generale Buhari e il Sud cristiano che ha preferito Jonathan. Proprio tale contrapposizione, politica e civile, sembra essere alla base delle violenze scoppiate dopo la pubblicazione dei risultati elettorali negli stati di Kano, Kaduna, Katsina, Adamawa, Niger e Jigawa, dove, secondo quanto dichiarato da un responsabile della Croce Rossa "molte persone sono state uccise e chiese, moschee, abitazioni sono state date alle fiamme", aggiungendo che "tutti i volontari sono pronti ad intervenire non appena la situazione si calmerà".

Monsignor John Niyiring ha riferito oggi alla Misna, l'agenzia dei missionari, che "un gruppo di giovani ha incendiato la Chiesa cattolica della Santa Croce nel centro di Kano". Niyiring, vescovo della città, roccaforte di un candidato musulmano sconfitto alle elezioni, ha inoltre riferito che pattuglie dell'esercito sono giunte per presidiare la zona teatro degli scontri. Due cattolici sarebbero stati vittime di un pestaggio.

mercoledì 13 aprile 2011

Tunisia, svolta storica: parità uomo-donna nelle liste elettorali

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net); da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".


L'Alta commissione per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione sceglie l'uguaglianza. Continua intanto la persecuzione contro i fedeli di Ben Alì

La rivoluzione tunisina sorprende ancora. Nella notte tra lunedì e martedì, l'Alta commissione per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione, creata per accompagnare il Paese verso l'elezione dell'Assemblea costituente, prevista per il 24 luglio prossimo, ha preso una decisione senza precedenti nella storia della Tunisia indipendente e del mondo islamico più in generale: le liste elettorali verranno stese seguendo il principio di parità tra uomini e donne.

La decisione della Commissione è stata presa all'unanimità, unendo in uno slancio democratico partiti fra loro anche molto diversi: dagli islamisti di al-Nahda (Rinascimento) sino al Partito Comunista degli operai tunisini. Curiosamente, soltanto una donna si è mostrata contraria, l'economista Zuhur Kurda, della nuova formazione Congresso per la repubblica, per la quale in tal modo si pregiudicano i partiti con poche donne, costretti a riempire le proprie liste con "nomi decorativi".

"E' una decisione storica senza precedenti e spero che serva da esempio", ha dichiarato orgoglioso il magistrato Mokhtar Yahyaoui, già inviso al regime di Ben Alì, ora membro della Commissione, che ha comunque precisato:"Le donne entreranno numerose nell'Assemblea Costituente ma non raggiungeranno la metà, perché la maggioranza dei capolista nelle circoscrizioni continuerà ad essere costituita da uomini".

Prosegue intanto la caccia ai seguaci di Ben Alì. La decisione finale della Commissione prevede l'espulsione dalla vita politica di tutti coloro che hanno ricoperto cariche di responsabilità nei 23 anni di regime tunisino. Mohamed Ghariani, ultimo segretario del Raggruppamento costituzionale democratico (Rcd), il vecchio partito al potere ormai sciolto, è stato arrestato lo scorso lunedì.

martedì 5 aprile 2011

Costa d'Avorio, Ue: 'E' emergenza umanitaria'. Generali Gbagbo offrono resa dietro protezione Onu

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

L'allarme dell'Ue sulla delicata situazione interna seguito dalla richiesta di tregua da parte delle forze di Gbagbo

La commissaria europea per l'assistenza umanitaria Kristalina Georgieva ha lanciato oggi un allarme circa il pericoloso stato d'emergenza in cui versa il paese. In un'informativa distribuita ai suoi colleghi la Georgieva sottolinea in particolare la presenza di persone bisognose di assistenza, oggi stimate in un milione, ma che potrebbero 'rapidamente raddoppiare'.

La Georgieva parla di un'emergenza "su larga scala" alla quale la macchina dell'assistenza umanitaria 'non è capace di rispondere in maniera adeguata'. Molte delle agenzie impegnate sul terreno 'non hanno agito in maniera tempestiva per inviare sul posto personale adeguatamente preparato'. Tale situazione è resa più complessa a causa dell'enorme difficoltà di accesso ai territori da parte delle organizzazioni umanitarie, fortemente limitate da minacce e dai combattimenti in atto.

La Georgieva avverte circa gli 'enormi' problemi umanitari, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei civili, l'assistenza medica, i rifornimenti di cibo e acqua potabile. Secondo la commissaria, 'l'Unione Europea deve essere pronta ad intervenire destinando all'emergenza nuove risorse'. I servizi umanitari della Commissione si sono già mossi per aprire un ufficio ad Abidjan e hanno espresso la volontà di rafforzare il coordinamento degli interventi di tutti gli operatori presenti in Costa d'Avorio.

Nel frattempo il capo di stato maggiore dell'esercito fedele a Gbagbo, il generale Philippe Mangou, ha chiesto un cessate il fuoco al contingente Onu, mentre altri due generali, Dogbo Blé e Konan Boniface appartenenti alle Forze d'Assalto della Marina (FUMACO), stanno trattando una resa con le truppe di Oattara, vincitore delle ultime elezioni presidenziali.

Il gruppo dei fedeli stretti attorno all'ex-presidente chiedono la fine delle ostilità e l'abbandono da parte di Gbagbo del posto di comando a condizione che egli riceva la totale protezione da parte dell'Onu. Il portavoce del suo governo, rimasto ormai senza alcuna legittimità internazionale, Ahoua Don Mello ha infatti confermato che 'sono in corso trattative dirette che si basano sulle raccomandazioni dell'Unione Africana secondo la quale il presidente è Alassane Ouattara'. Sempre secondo quanto affermato da De Mello, 'seguono i negoziati per la sicurezza fisica e giuridica dei sostenitori di Gbagbo e dei suoi parenti'.

Costa d'Avorio, bagno di sangue nell'ovest. Da Abidjan voci di un colpo di stato

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Dalla capitale commerciale, piegata da tre giorni di guerra, arrivano indiscrezioni circa un imminente golpe. Cri: 800 morti a Duékoué

"Non c'é più nessuna certezza, è la catastrofe totale". Questo scrivono quei pochi giornalisti ivoriani che riescono a far filtrare i loro racconti. Ad Abidjan è guerra. Mortai, elicotteri d'attacco che volteggiano nei cieli, la popolazione terrorizzata non esce più di casa mentre sciacalli e disperati assaltano i negozi, dopo aver divelto le saracinesche. Terzo giorno di combattimenti nella capitale commerciale della Costa d'Avorio, cominciati giovedì con l'arrivo delle Forze repubblicane (Rfci), il nuovo esercito creato nemmeno due settimane fa dal legittimo presidente Alassane Ouattara, nel tentativo di rovesciare l'ex capo dello stato, il golpista Laurent Gbagbo.

In queste ore si stanno diffondendo voci di un colpo di stato attuato dall'esercito. Buona parte delle forze armate era fin qui rimasto fedele a Gbagbo ma dall'inizio della crisi, degenerata ora in un confronto armato e nella guerra civile, soldati e ufficiali hanno continuato a defezionare. Adesso, davanti al collasso di Abidjan, potrebbero mettere agli arresti Laurent Gbagbo e Charles Ble Goudè, l'anima nera del regime, il ministro della Gioventù, fondatore della violenta milizia dei Giovani Patrioti. La notizia clamorosa è che potrebbe autoproclamarsi presidente il generale Dogbo Ble Brunot. Questo dicono le indiscrezioni che arrivano dalla capitale.

Situazione catastrofica anche nel resto del Paese. La Croce Rossa internazionale (Cri), dopo una visita della città di Duékoué, nell'ovest, ha parlato di violenze scioccanti. Duékoué, centro di grande importanza strategica, perché all'incrocio dei principali assi viari nord-sud ed est-ovest, martedì è stato teatro di una battaglia violentissima tra l'Rfci e le forze pro-Gbagbo.

Qui, nella sola giornata di martedì, sarebbero morte centinaia di persone, circa 800, dice Cri. Mercoledì i soldati di Ouattara che, prima dell'inizio della massiccia offensiva, controllavano il nord e alcuni distretti settentrionali della capitale commerciale Abidjan, hanno conquistato la cittadina.

I soldati dell'Rfci, negli ultimi giorni hanno guadagnato terreno, espugnando la capitale politica, Yamoussoukro, arrivando a San Pedro, a sud, centro portuale di grande rilevanza e spingendosi fino ad Abidjan. Qui, da venerdì infuriano gli scontri tra le Forze di Difesa e Sicurezza, schierate con Gbagbo, l'Rfci e i "Commando invisibili", miliziani fedeli a un ex comandante delle Forces Nouvelles, la guerriglia che dall'inizio della crisi - lo scorso novembre - aveva preso le parti, e messo sotto tutela, il presidente Ouattara.

Ieri si sono registrati lunghi scontri a fuoco nei dintorni del palazzo presidenziale. Anche oggi, in ogni distretto dell'enorme città, si sentono spari. La popolazione è chiusa in casa, riferisce la Bbc. Negozi, scuole e uffici sono tutti chiusi, non c'è nessuno per strada. Secondo alcuni testimoni, luogotenenti di Gbagbo starebbero distribuendo armi a bande di ragazzi.